Va agli archivi la 76^ edizione del Festival di Sanremo, che ho seguito con interesse. Carlo Conti ha condotto le 5 serate della kermesse sanremese in modo professionale, impeccabile, seguendo la scaletta in modo pedissequo quasi come un orologio svizzero, ma gli è mancato l’acuto e la capacità di dare un tocco di imprevedibilità e di vis polemica all’evento.

Laura Pausini, che apprezzo molto come cantante, non mi ha altrettanto soddisfatto come co-conduttrice: troppe frasi banali e semplicistiche. Poco a suo agio nel ruolo, non è stata complementare a Carlo Conti, non garantendo un valore aggiunto alla conduzione.

Bene l’attore turco Can Yaman, che ha sfoderato una conoscenza della lingua italiana invidiabile, unita a una genuina simpatia. Ciononostante, non potrà mai eguagliare il carisma e il fascino di Kabir Bedi, il primo e impareggiabile Sandokan.

Preziosa la giornalista Giorgia Cardinaletti, garanzia di informazione professionale in simbiosi con l’entertainment di Sanremo.

Nino Frassica si conferma un uomo per tutte le stagioni. Un gigante Gino Cecchettin. Sempre valente Ubaldo Pantani con il suo campionario di imitazioni di personaggi dello spettacolo e dello sport.

Dal punto di vista musicale, canzoni di livello medio-basso, poche delle quali impegnate politicamente, civilmente e socialmente, forse eccezion fatta per “Stella Stellina” di Ermal Meta.

Una pletora di autori mai registrata prima, 107 per 30 testi. Forse un po’ eccessiva, dato che la qualità dei suddetti testi è stata – senza generalizzare – tutt’altro che straordinaria.

Share elevato con punte che hanno superato il 65% dei televisori accesi su Sanremo. Un valore assoluto più basso rispetto alla precedente edizione, ma comunque considerevole dato che ormai la maggior parte degli utenti fruisce di Sanremo non solo attraverso la visione in diretta bensì in differita su RaiPlay e YouTube.

Per quanto concerne il podio, la vincitrice mancata è, a mio modo di vedere, Serena Brancale, con una canzone dal testo bellissimo, dedicata alla scomparsa della madre, ed interpretata in modo emozionante.

Ho trovato perfettamente complementare ed empatica la “strana” coppia Fedez e Marco Masini, così diversi ma così simili. Avrebbero meritato di salire sul podio, ma possono consolarsi con la vittoria del premio per il miglior testo.

Sal da Vinci è stato molto bravo e performante. Il suo stile neomelodico, per quanto non rientri nei miei gusti personali, si è rivelato vincente anche se, a parer mio, non tale da aggiudicarsi la vittoria.

Bene anche Arisa, voce inconfondibile e presenza fisica e scenica di impatto. Avrebbe meritato di scalare diversi punti nella classifica finale anche Enrico Nigiotti, il cui 20° posto non rende onore alla sua canzone.

Sempre pregevole Michele Bravi. Discreta performance anche per l’ex frontman dei “The Giornalisti”, Tommaso Paradiso. Deludente l’ex cantante dei “Timoria” Francesco Renga, che sembra aver perso la vena degli anni migliori.

L’anno prossimo, finalmente, si volta pagina con un nuovo conduttore. Un volto fresco, duttile e polivalente come Stefano De Martino, il profilo giusto al posto giusto per svecchiare il Festival, rinnovare format e stili comunicativi per rimuovere un po’ del grigiore e dell’istituzionalità di una formula ormai troppo ingessata. Il delfino di Maria De Filippi continua la sua inarrestabile ascesa professionale e consoliderà sempre di più la stretta e proficua collaborazione tra “Sanremo” e “Amici”.

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