Si fa un gran discorrere in questi giorni della realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, di cui mercoledì scorso è stato approvato dal CIPESS il progetto definitivo.
Personalmente – scevro da ogni visione o posizione politica di sorta – considero il Ponte che collegherà Sicilia e Calabria una straordinaria opportunità di sviluppo infrastrutturale per il Paese, un nuovo Hub al centro del Mediterraneo capace di connettere la più estesa isola italiana con il resto dell’Italia e con l’intero continente europeo.
Una grande opera che genererà oltre 100 mila nuovi posti di lavoro con collegamenti strategici e opere complementari per l’integrazione con le reti stradali e ferroviarie nazionali.
Un’alta sfida ingegneristica: sarà il Ponte con la campata unica più lunga al mondo (3,666 metri), con una capacità massima di trasporto di 200 treni al giorno e di 6.000 mila veicoli ogni ora.
Migliaia di persone al giorno non saranno più vincolate dal rispetto dell’orario esatto di partenza del traghetto, ma potranno muoversi liberamente a qualsiasi ora del giorno e della notte, vedendo i propri tempi di viaggio ridursi drasticamente: 1 ora in meno per i mezzi leggeri, 1 ora e mezzo in meno per i mezzi pesanti e 2 ore per i treni.
Ovviamente siamo solo al primo passo propedeutico alla costruzione del Ponte. Resta ancora da capire se questa straordinaria opera pubblica verrà realizzata ed eventualmente quando, oppure se verrà stoppata da pronunciamenti giudiziari che avranno l’effetto di rallentare o sospendere il compimento di un’infrastruttura di cui si parla compiutamente fin dagli anni Sessanta.
Non mi sfugge chiaramente che quando ci troviamo al cospetto di una siffatta grande opera pubblica vi siano al contempo molti dubbi e criticità da dissolvere. Tra questi la capacità di resistenza alla fatica del Ponte, che sarà percorso giornalmente da migliaia di veicoli con trasporto su gomma e su ferro, la capacità di tenuta della campata unica più lunga al mondo (forse sarebbe stato preferibile prevedere un numero maggiore di campate) e dei cavi che in essa poggiano.
Resta altresì da appurare se vi sarà un’effettiva capacità di resistenza a venti oltre i 200 km orari – così come previsto nel progetto – e a fenomeni sismici con magnitudo superiore a 7.1. Non ultimo, la realizzazione del Ponte solleva questioni complesse in termini di impatto ambientale per quanto concerne l’eventuale alterazione della biodiversità e la perdita di habitat di specie avifaunistiche.
Tutte questioni meritevoli di attenzione e della giusta considerazione e valutazione, ma che – a mio modesto modo di vedere – non possono mettere in alcun modo in dubbio l’importanza di realizzare un’opera strategica per il nostro Paese.
Un unicum, un’opera che non avrebbe eguali al mondo, e, pertanto, potrebbe rappresentare un ulteriore volano capace di implementare l’attrattività turistica del sistema Paese Italia.

Lascia un commento