Premetto che non sono un assiduo frequentatore degli stabilimenti balneari, ma trovo assolutamente incomprensibile ed ingenerosa la campagna denigratoria – a cui stiamo assistendo nelle ultime settimane sui mass media e sui social network – e l’accanimento contro i gestori di queste attività, rei di aver aumentato in modo considerevole il prezzo dei prodotti e dei servizi da loro venduti.
È evidente che assistiamo ormai irreversibilmente a un crollo del potere d’acquisto dei cittadini con stipendi e pensioni che purtroppo non sono cresciuti in modo proporzionale all’aumento del carovita.
È altresì un dato di fatto che si siano verificati rincari estivi su voli, navi e traghetti ed è altrettanto plausibile che gli italiani abbiano modificato le proprie abitudini vacanziere e i propri trend, magari privilegiando la montagna in luogo del mare, optando per le mete estere, per vacanze last minute di breve durata e non concedendosi – come accadeva negli anni Ottanta e Novanta – ferie estive di un mese sempre nello stesso posto dove si amava tornare ogni estate.
Gli stabilimenti balneari – ma il discorso vale ed è estendibile anche alle piccole strutture ricettive e alle seconde case adibite a “Case vacanza” – risentono di questi micro fenomeni e risultano meno affollati di quanto avveniva in passato.
Ma piaccia o no, i gestori degli stabilimenti balneari offrono servizi (bar, pranzo, animazione, musica, intrattenimento, giochi e altri vari confort tra cui, semplificando, docce e toilette) che, in quanto tali, hanno un costo che riflette l’andamento attuale del mercato dei prezzi.
Trovo positivo che le famiglie, qualora lo ritengano opportuno, possano affittare un ombrellone con lettini, bere un caffè nel bar di cui è dotato lo stabilimento, usufruire della cucina mangiando un panino, un piatto di spaghetti o un’insalata.
Così come trovo positivo poter prendere a noleggio un piccolo gommone, una canoa, un Sup o il “vecchio” pedalò, ormai sempre più raro.
Ovviamente, non essendoci un monopolio nel settore, siamo liberi di decidere – in base alle nostre esigenze e alle nostre tasche – se fruire dei servizi degli stabilimenti o della spiaggia libera. Siamo liberi di scegliere uno stabilimento al posto di un altro, magari quello che applica prezzi relativamente più bassi o quello che nel corso degli anni ha reso sempre più appetibile e innovativa la propria offerta di servizi.
Cito l’esempio di Portopino – la realtà che meglio conosco – che, in circa 4 km di litorale, conta oltre una decina di stabilimenti balneari, gestiti spesso da piccoli imprenditori, che a fronte di sacrifici economici, sono perennemente soggetti – nei soli 4 mesi stagionali – all’aleatorietà di questo settore a causa di condizioni meteorologiche non favorevoli, di difficoltà, carenze e costi elevati dei trasporti verso l’isola, di fenomeni naturali o sanitari imprevedibili o di cambiamenti delle mode del momento che sovente hanno penalizzato gli esercenti.
Basti a pensare ai cambiamenti climatici (estati sempre più caratterizzate da forti piogge e venti), presenza massiva di alghe sul bagnasciuga, epidemia da Coronavirus. Una serie di eventi che, accaduti spesso in concomitanza, hanno compromesso economicamente intere stagioni estive per i gestori balneari. Anche di questo dovremmo tenere conto.
Al netto di ciò, nella spiaggia di Portopino – così come in tante altre – sono presenti centinaia di metri di spiaggia libera fruibili da tutti. C’è spazio per la diversificazione di ogni esigenza e ampiezza di tratti di spiaggia per ogni gusto. A noi la scelta.
Ma ricordiamoci anche che in alcune spiagge, soprattutto quelle piccole, peraltro bellissime, in cui tutti noi ci siamo recati, capita sovente che non sia presente alcuno stabilimento balneare, pertanto neppure un bar dove poter acquistare, in caso di necessità, una bottiglietta d’acqua. Ecco, gli stabilimenti colmano questa lacuna e offrono servizi che, per quanto non siano obbligatori, sono sicuramente utili per tante categorie e fasce della popolazione.

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