Senza scomodare un vecchio adagio pronunciato dall’ex allenatore del Milan e Commissario tecnico della Nazionale di calcio italiana Arrigo Sacchi, secondo cui “il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti”, oggi prende il via, tra attese, speranze, illusioni e passioni, il Campionato italiano di serie A 2025-2026. Un calcio che non conosce soste, basti pensare che soltanto un mese fa abbiamo assistito all’ultimo appuntamento ufficiale, la finale del Mondiale per Club.
Ma sebbene sia trascorso così poco tempo, un’intera Nazione è pronta nuovamente a risintonizzarsi davanti alla Tv o ad affollare gli stadi. Mai come negli ultimi anni i tifosi hanno riempito tribune e curve con record di abbonamenti, sold out frequenti, iscrizioni massive alle piattaforme della Pay per view. Un giro d’affari da oltre 3 miliardi di euro, grazie soprattutto ai diritti televisivi.
La cartina di tornasole di quanto il calcio italiano, per quanto non necessariamente “oppio dei popoli”, sia sempre capace di mobilitare le masse, trasmettere emozioni, passioni, entusiasmo, spettacolo e adrenalina in modo intergenerazionale, coinvolgendo grandi e piccini.
Con queste premesse, ma anche con numerose contraddizioni, oggi riparte quello che un tempo era considerato il campionato più bello del mondo, ma che oggi è inesorabilmente scivolato dietro la Premier League inglese e forse anche la Liga spagnola.
Le criticità sono sempre le stesse: mancanza di stadi di proprietà, impianti obsoleti. Lo Stadio Olimpico di Roma è sostanzialmente ancora quello delle Olimpiadi del 1960, a parte alcuni ammodernamenti precedenti al Mondiale del 1990. Analogo discorso per lo Stadio San Siro di Milano, da tutti noi definito come l’iconica “Scala del Calcio” che, tuttavia, per quanto sia maestoso e glorioso, rischia in futuro di venire demolito.
Per non parlare dell’illusione di ospitare in Italia il calcio migliore, che tuttavia lascia spazio alla cruda realtà di un campionato poco attrattivo. Lo scarso appeal del nostro calcio fa sì che i grandi campioni arrivino a giocare nel nostro Paese, ma quando ormai sono al crepuscolo della propria fulgida carriera: Modric, centrocampista dalla classe immensa e cristallina e dalla visione di gioco periferica, è approdato al Milan ormai quarantenne, mentre l’attaccante Dzeko ha fatto ritorno alla Fiorentina all’età di 39 anni.
Non sfugga poi che le società italiane preferiscono puntare sull’acquisto di calciatori stranieri – rivelatisi sovente di bassa qualità tecnica – a discapito dei vivai e dei settori giovanili, un tempo fucina di talenti da valorizzare e lanciare gradualmente nei palcoscenici del calcio che conto.
Come non citare, conseguentemente, le difficoltà della nostra Nazionale di calcio, la cui qualificazione ai Mondiali americani 2026 è ancora in forte bilico, con lo spauracchio di non ottenere il pass per la terza volta consecutiva, dopo le mancate partecipazioni a Russia 2018 e Qatar 2022.
Ma nonostante la compresenza di tutte queste contraddizioni, la passione italiana per il calcio è sempre immutata e siamo tutti lì ad aspettare di vedere giocare le nostre squadre del cuore. Ci siamo. Ora la parola passa al campo.
E come direbbe il compianto Maurizio Mosca, “buon campionato a tutti!”

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